robertocavallini
L'anno del verde ipocrita
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Verde Sostegno
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Verde Sostegno
Cornice Verde
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Cornice Verde
Doppia Evocazione
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Doppia Evocazione
Verde Posacenere
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Verde Posacenere
Ricambio Generazionale
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Ricambio Generazionale
Verde Verticale
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Verde Verticale
Verde Patriottico
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Verde Patriottico
Tappeto Verde
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Tappeto Verde
Verde su Verde
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Verde su Verde
Verde Angelico
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Verde Angelico
Verde in Festa
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Verde in Festa
Verde Macro
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Verde Macro
Verde MAXXI
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Verde MAXXI
Verde Domestico - Ricezione
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Verde Domestico - Ricezione
Verde Domestico - Esposizione
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Verde Domestico - Esposizione
Verde Illegale
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Verde Illegale
Verde on the Road
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Verde on the Road
Verde Rifiutato
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Verde Rifiutato
Verde Solitario
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Verde Solitario
Verde Limone
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Verde Limone
Verde Slot
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Verde Slot
Verde Schifanoia
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Verde Schifanoia
Verde senza Speranza
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Verde senza Speranza
Verde scolpito
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Verde scolpito
Ottimismo della Volontà
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Ottimismo della Volontà
Verde OGM
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Verde OGM
Verde Svanito
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Verde Svanito
Area Protetta
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Area Protetta
Verde sottobosco
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Verde sottobosco
IL COLORE VERDE
di Nicola Fano


Un colore è un colore, non ha in sé particolari implicazioni ideologiche o poetiche. È l’artista, semmai, a coniugare un colore in modo che ai nostri occhi esso assuma un valore ideologico o poetico: l’azzurro di Cézanne, il blu di Picasso, il bianco di Gastone Novelli. Il colore stava a significare il modo in cui l’artista poneva il suo occhio sul mondo; un occhio pronto a cogliere soprattutto l’azzurro, o a trasfigurare tutto in un blu doloroso, o a cancellare il caos sotto la preminenza del bianco.
È ovvio: l’occhio dell’artista è il pennello, l’occhio del fotografo è il diaframma (quando le macchine fotografiche non erano digitali, lo so). Sicché neanche il verde di Roberto Cavallini è ideologico o poetico: lo diventa per accumulo, perché – gira gira – davanti all’occhio meccanico del fotografo finisce per esporsi sempre qualcosa di verde. Vero o finto che sia: è come se Roberto Cavallini riuscisse a tirar fuori dalla realtà la prevalenza del verde. La quale, beninteso, grazie all’accumulo (ossia al moltiplicarsi delle immagini all’attenzione di chi le guarda) diventa gesto ideologico o poetico. Prendete il “Verde posacenere”: supponete di vedere questa foto da sola, senza il contesto del reportage, priva di accumulo. Ebbene? Sarebbe un brandello di città e non avrebbe quel profondo senso di denuncia (ideologico) che essa assume invece messa in relazione con le altre: il verde è un colore, dipende dall’occhio di chi lo guarda se assume un altro significato. Ecco, Roberto Cavallini io credo voglia indurre chi guarda a farlo in modo consapevole.
E come si fa a ottenere questo risultato? Occorre depurare l’occhio e poi riabituarlo al senso critico (ossia ciò che ovunque, in questo nostro brutto tempo, abbiamo smarrito). Ebbene, si comincia tornando all’origine: alla scoperta infantile del colore e delle forme. Una scoperta libera: piacere e percettività pura (un colore è un colore). Solo dopo (per accumulo) si costruisce il senso, si dà un “valore” al colore. Guardate “Tappeto verde”, “Verde rifiutato” o “Ricambio generazionale” e cercate di fare i due passi indietro che Roberto Cavallini vi chiede (scoperta e poi analisi critica): solo a questo punto sarete entrati nel gioco. Ma ne sarà valsa la pena.

THE GREEN COLOUR
by Nicola Fano - translation by Nicola Fano

A colour is a colour, it has no particular ideological or poetic implications. Is the artist, eventually, who combines a colour in the way that it gives an ideological or poetic value to your eyes: Cézanne's azure, Picasso's blue, Gastone Novelli's white. Colour is the way the artist put his eye on the world; an eye ready to pick the azure, or to transfigure everything in a painful blue, or to erase the chaos under the dominance of white.
Of course, as the eye of the artist is traslated by the paintbrush, the eye of the photographer gets trought the diaphragm. So neither Roberto Cavallini’s green is ideological or poetic: the colour green acquires that qualities by accumulation – that is the repeated exposure to the colour in its many facets – because, inevitably, in front of the mechanical eye of the photographer is always exposed something green. True or false that it is: it's as if Roberto Cavallini was
able to magnify the prevalence of greenery in our reality.
This, of course, thanks to the accumulation (that is the multiplication of images to the attention of those who look at them) becomes an ideological or poetic gesture. Consider the "Ashtray Green": suppose you see this photo alone, out of the context of the reportage, with no accumulation. So? It would be a shred of
a city and it would not have that deep sense of (ideological) denunciation that it gives us if you put it in relation to the other pictures: green is a colour,
it assumes another meanings depending on the eye of who looks at it. Here, I think that Roberto Cavallini wants to induce those who are looking at his photos to do it in a conscious way.
And how do you get this result? You need to purify your eyes and then re-adjust it with the critical sense (that is what we lost everywhere in our bad times). Well, we start getting back to the origins: to the childish discovery of colour
and shapes. A free discovery of pure pleasure and perception (a colour is a colour). It is at the end, with the accumulation, that the meaning is
constructed, that the colour “gets” a value. Look at "Green Carpet", "Green Rejected" or "Generational Replacement" and try to take the two steps back that Roberto Cavallini asks you to do (the discovery and then the critical analysis):
only then you will enter into the game. But it will be worth it.





IL COLORE DELL’ANNO 2017 È IL VERDE
di Roberto Cavallini

Lo ha deciso il Pantone Color Institute, istituto statunitense con sedi in Uk, Cina e USA.
Ogni anno un numero Pantone diverso, che corrisponde ad uno specifico colore viene scelto come colore dell’anno.
Il colore del 2017 è il GREENERY 15-0343 TPG ed il Pantone Color Institute lo presenta così:
“Greenery sboccia nel 2017 per donarci quella tranquillità emotiva di cui sentiamo il bisogno in risposta ai tumulti in atto sia in ambito politico che sociale. Greenery simbolizza il ricongiungimento che cerchiamo non solo con la natura, ma anche gli uni con gli altri, su piccola e grande scala, appagando il nostro crescente desiderio di ringiovanire e rivitalizzarci.”
Greenery quindi è il simbolo di nuovi impulsi, di nuove spinte, è una tonalità rivitalizzante, è una tonalità verde-gialla luminosa, fresca che rievoca il risveglio della natura, quando le molteplici sfumature di verde in primavera si accendono e tornano a essere ad ogni nuovo anno, più vivide che mai. Le chiome verdeggianti degli alberi e le distese lussureggianti dei paesaggi naturali richiamano il bisogno di respirare aria pura, riossigenarsi e con Greenery non solo l’occhio sembra attingere a nuova linfa.
Già da un po’ di anni, comunque, tutto è green, tutto è verde: l’area verde, la benzina verde, la bottega verde, il numero verde, il tantum verde, la linea verde, il polmone verde, il sempre verde, il tecno verde, il pensiero verde, l’ecofelicità, l’eco-bio, il green power, il verde speranza, l’infrastruttura verde urbana, il verde è tuo, difendilo!
Oggi gli elementi della natura aria, acqua, terra e fuoco, per assonanza ricordano un po’ la “terra dei fuochi” che in essa sembra siano stati annullati in modo irreversibile e così il verde da colore rigenerativo finisce per essere il sintomo di problemi biliari.
Più avanza la devastazione ambientale dalle foreste amazzoniche al giardinetto sotto casa, più il verde, che ha pervaso il nostro immaginario, diventa il colore messianico che salverà il mondo, assurgendo così ad una nuova, miserabile, forma di ipocrisia.

THE COLOUR OF 2017 IS GREEN
by Roberto Cavallini Translation by Giulia Cavallini

As decided by the Pantone Color Institute, the American institute based in UK, China and USA, the colour for 2017 is green. Every year they choose a specific number from the Pantone scale that will represent the spirit for the next 12 months.
GREENERY 15-0343 TPG is the colour of 2017 and this is how the Pantone Color Institute describes it: “Greenery bursts forth in 2017 to provide us with the reassurance we yearn for amid a tumultuous social and political environment. Satisfying our growing desire to rejuvenate and revitalize, Greenery symbolizes the reconnection we seek with nature, one another and a large purpose”.
Greenery is therefore the symbol of new impulses and new thrusts. It is a revitalizing shade, a bright and fresh yellow tone that evokes the awakening of nature when the many shades of green in spring light up and return every year more vivid that ever. The greenery of trees and lush expanses of natural landscapes call for the need to breathe pure air, to re-oxidize, and with Greenery not only the eyes seem to feel a new energy.
However, it has been a while since everything was green. Advertising has replaced all adjectives with green: medicines are green, technology is green, if you are in a garden, you're in a green lung; if you use unleaded gas in your car, you run on green power. Green is hope and you also have to think green, biological, ecological. Green is yours, defend it!
Today the elements of nature – air, water, earth, and fire – similarly remind us of the Land of fires1 in which they were irretrievably destroyed. So now green, instead of being regenerative, ends up being a symptom of biliary problems.
The more ecological devastation advances, from the Amazon forests to the garden below the house, the more green has pervaded our imagination, becoming the messianic colour that will save the world, thus escaping to a new miserable form of hypocrisy.


Note1 : the Land of Fire - is a journalistic expression that indicates a large area located between Naples and Caserta, where, the criminal organization, Camorra buried toxic waste that was later burned.




La Funzine è stata pubblicata da Monkeyphoto nell'autunno 2017, in 200 copie numerate

Questo lavoro è stato pubblicato su la rivista SuccedeOggi al seguente link: http://www.succedeoggi.it/2017/05/anno-del-verde/
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https://www.robertocavallini.eu/l_anno_del_verde_ipocrita-p17164
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