robertocavallini
Copertina del volume PEEP, edizioni F&D, MIFAV, Università Tor Vergata, Roma settembre 1999
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Copertina del volume PEEP, edizioni F&D, MIFAV, Università Tor Vergata, Roma settembre 1999
Vigne Nuove - passaggio - settembre 1991
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Vigne Nuove - passaggio - settembre 1991
Corviale - la poetessa dell'ottavo piano - ottobre 1994
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Corviale - la poetessa dell'ottavo piano - ottobre 1994
Tor Sapienza - passaggio aereo - ottobre 1991
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Tor Sapienza - passaggio aereo - ottobre 1991
Tor Bella Monaca - graffitisti con la loro Fiat 127 - luglio 1989
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Tor Bella Monaca - graffitisti con la loro Fiat 127 - luglio 1989
Laurentino 38 - ludoteca - ottobre 1998
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Laurentino 38 - ludoteca - ottobre 1998
Tiburtino - disoccupata - aprile 1985
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Tiburtino - disoccupata - aprile 1985
Vigne Nuove - disoccupato - settembre 1991
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Vigne Nuove - disoccupato - settembre 1991
Pietralata - parcheggio condominiale - febbraio 1984
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Pietralata - parcheggio condominiale - febbraio 1984
Tor Bella Monaca - garage - luglio 1989
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Tor Bella Monaca - garage - luglio 1989
Tor Bella Monaca - campo nomadi - luglio 1991
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Tor Bella Monaca - campo nomadi - luglio 1991
Corviale - panorama - novembre 1983
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Corviale - panorama - novembre 1983
Corviale - sabato pomeriggio al centro anziani - ottobre 1995
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Corviale - sabato pomeriggio al centro anziani - ottobre 1995
Laurentino 38 - occupazione locale destinato a servizi - dicembre 1987
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Laurentino 38 - occupazione locale destinato a servizi - dicembre 1987
Tor Bella Monaca - mutoidi - luglio 1995
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Tor Bella Monaca - mutoidi - luglio 1995
Isola Sacra - capolinea - dicembre 1992
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Isola Sacra - capolinea - dicembre 1992
Tor Bella Monaca - arresti domiciliari - luglio 1989
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Tor Bella Monaca - arresti domiciliari - luglio 1989
Vigne Nuove - scale per l'ambulatorio - settembre 1991
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Vigne Nuove - scale per l'ambulatorio - settembre 1991
La Magliana - accesso alle abitazioni - maggio 1985
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La Magliana - accesso alle abitazioni - maggio 1985
Valle Aurelia - il salotto - marzo 1990
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Valle Aurelia - il salotto - marzo 1990
Tor Bella Monaca - occupazione - luglio 1989
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Tor Bella Monaca - occupazione - luglio 1989
Corviale - verso l'esterno - novembre 1991
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Corviale - verso l'esterno - novembre 1991
Bravetta - morte all'eroina - gennaio 1981
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Bravetta - morte all'eroina - gennaio 1981
Tor Bella Monaca - coabitazione - luglio 1989
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Tor Bella Monaca - coabitazione - luglio 1989
Tor Bella Monaca - disoccupato e sua figlia - luglio 1989
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Tor Bella Monaca - disoccupato e sua figlia - luglio 1989
4^ di copertina del volume PEEP, edizioni F&D, MIFAV, Università Tor Vergata, Roma settembre 1999
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4^ di copertina del volume PEEP, edizioni F&D, MIFAV, Università Tor Vergata, Roma settembre 1999
PEEP Immagini di un insolubile conflitto

testi di:
Roberto Cavallini
Carlo Giovannella
Maria Rita Intrieri
Wladimiro Settimelli


Fotografie di Roberto Cavallini

Grand Tour

Dal balcone di casa sentivo gli schiamazzi dei ragazzini che, durante i pomeriggi d’estate, si facevano il bagno nella marrana. Allora via di Monteverde, oltrepassata piazza Scotti, non era asfaltata e per andare fino al Casaletto si dovevano attraversare prati e campi. Chissà che c’era oltre via del Casaletto? Quella era la linea dell’orizzonte, dietro ci tramontava il sole. Quello era il confine dove finiva la città ed iniziava la campagna. Il centro era dall’altra parte, ma non era lontano, si prendeva il tram ai giardinetti di largo Ravizza e si arrivava in pochi minuti a Trastevere, si attraversava ponte Garibaldi, a destra si vedeva l’isola Tiberina, si proseguiva per via Arenula e poi si arrivava all’Argentina.

Erano gli anni cinquanta. La città si espandeva e Monteverde, con i suoi villini e qualche palazzina di cinque piani, mi sembrava il logico modernizzarsi di Roma. I grattacieli di Donna Olimpia, fino a che non furono collegati dalla linea del filobus 44, non li avevo mai visti. Ho cominciato a rendermi conto dell’esistenza della periferia, come parte della città separata dal centro, con i segni della diversità architettonica e antropologica, quelle rare volte che mia madre mi portava a scuola con sé. Era maestra e insegnava nelle scuole di borgata: la Parrocchietta, il Trullo, la Magliana vecchia, Corviale. I visi di quegli scolaretti che non avevano mai il grembiule ed il fiocco a posto, le strade infangate d’inverno e polverose d’estate, i casolari di campagna, i lotti delle case costruite dal fascismo, le donne che indossavano il lutto di guerra e le scene, gli schiamazzi dei bancarellari del mercato di piazza S. Giovanni di Dio tra le casermette ed il cinema- varietà "Delle Terrazze", erano immagini impresse nella mia memoria come tessere di un mosaico in disordine, immagini che ho ritrovato, riconosciuto e riordinato molti anni dopo nelle sale dei cinema d’essai, al Farnese, al Nuovo Olimpia, quando per la prima volta ho visto i film del neorealismo e di Pasolini.

Alla fine degli anni sessanta, da casa mia per arrivare al Casaletto, ormai, si incontravano semafori, stop e sensi unici e numerose mattine, invece di andare a scuola, col motorino facevo il mio "Grand Tour", in quella che oggi viene considerata la periferia storica di Roma: L’Acquedotto Felice, Porta Furba, il Mandrione, Cinecittà, le baracche di piazza Ippolito Nievo, San Basilio, Città Giardino, Pietralata, Tiburtino, il Trullo, la Garbatella. Ruderi, borgate e barocchetto. Qualche mattina ricercavo i luoghi dove avevano girato i vecchi film, qualche altra le scuole dove aveva insegnato mia madre. Fermavo il motorino e camminavo a piedi, ritrovavo la stessa luce, la stessa polvere, le stesse fontanelle ,"i nasoni", che buttavano acqua a getto continuo allagando e infangando le strade, ritrovavo gli stessi banchi del mercato, carciofi, pomodori, lattuga sotto ombrelloni malandati che avevano sopportato tutte le bizzarrie del cielo, ritrovavo gli stessi muri sbrecciati, con le scritte di sempre sull’amore e sul calcio alle quali se ne era aggiunta qualcuna nuova contro il governo dei padroni, ritrovavo le stesse facce, ma le donne non indossavano più il lutto.

Nei primi anni settanta il rapporto tra centro e periferia assunse nuovi contorni, quest’ultima non coincideva più da tempo con la borgata e da luogo di emarginazione ed esclusione veniva connotandosi anche come terreno di lotta culturale e politico in stretto contatto con i fermenti che investivano gli altri settori della società a cominciare dalle fabbriche e dalle università. Le giunte di sinistra del Campidoglio diedero, in qualche modo, una risposta alla lotta per la casa che investì Roma per buona parte del decennio . Le baracche , in larga misura, vennero cancellate e furono costruiti degli insediamenti abitativi straordinari per colori forme e dimensioni.
Si trattava ora, per me che avevo cominciato ad interessarmi di fotografia, di intraprendere un "Nuovo Grand Tour", di esplorare la nuova periferia, di percorrere tragitti nuovi, obbligati da muri di cemento a vista, senza intonaco, dove per lasciare un segno non basta la punta di un ferro, di un chiodo arrugginito o il tratto di un gessetto di scuola, ma servono i colori forti dei graffiti. Si trattava di attraversare spazi nati da un progetto, da un piano, il Piano di Edilizia Economica e Popolare, il Peep. Si trattava di salire e scendere scale interminabili, di seguire le indicazioni degli appartamenti, dei garage, degli ascensori come si seguono quelle negli aeroporti, nelle grandi stazioni, di scoprire teatri e sale di riunione ai piani intermedi o all’aperto con gli spalti a semicerchio ed il palcoscenico in basso con i campi come fondale, si trattava di incontrare le persone, di capire, di ascoltare. «La valle dell’inferno chissà com’è che la chiamaveno così? Valle Aurelia , valle dell’Inferno è proprio una valle, ciminiere, fumo fuoco.... Se veniva un estraneo se se comportava male, ma anche se nun se comportava male, je davano giù e allora ecco i briganti erano qui... annavano a fa funghi e trovavano la gente stesa, i briganti erano qui...Quando siamo venuti l’entusiasmo stava alle stelle, le camere più grandi, ma lungi da me il pensiero che succedeva quello che succedeva...E’ un bene che c’hanno dato ‘ste case, però per la... diciamo familiarità, affetto tra vicini... non c’è...noi a Pasquetta ce riunivamo in gruppi, era una cosa, non so, più semplice...c’erano quelli che abitavano in baracche, c’era più miseria, forse, però quel rapporto umano, quel coso...nel pianerottolo è differente il rapporto, ciao ciao...da quando stiamo qui invece entri dentro lo scatolone....è cambiato modo di vivere, lasciavi la chiave sulla porta, adesso la prima cosa che avemo dovuto fa è la porta blindata».

Sono passati venti anni dalle prime assegnazioni delle case popolari di Corviale, Laurentino, Valle Aurelia, Vigne nuove, Tor Bella Monaca, Tor Sapienza, Torre Vecchia. Una sorta di città nella città che accolgono migliaia di persone e che hanno conosciuto vicende e storie diverse. Città nella città che hanno conosciuto il marchio infamante di Bronx, e l’orgoglio della diversità . Corviale la casa più lunga d’Italia, si estende per un chilometro, è visitata da architetti e studiosi provenienti da numerose parti del mondo. «Anche i giapponesi ce so’ venuti...» , ripetono gli abitanti. Quegli stessi abitanti che compaiono nei miei negativi, nelle mie stampe, immortalati e custoditi nel mio archivio fotografico; ogni foto una storia, un viso per cui il tempo si è fermato. Durante le mie peregrinazioni di tanto in tanto rincontro i miei soggetti e li rivedo con i segni degli anni addosso, con qualcuno di loro, con cui il rapporto è stato più stretto, mi fermo a parlare. La cosa mi fa piacere e mi sgomenta, non perché rappresentino lo specchio del mio stesso invecchiare, ma perché, riparlandoci, rivedendoli mi rendo inequivocabilmente e pesantemente conto, di una banalità, che la realtà, la storia, la vita non si possono fermare mai, quello che il fotografo coglie, quando la scena si compone davanti al suo sguardo, quando tutte le sue pre-visioni prendono forma, non è null’altro che la forma dei suoi pre-giudizi, non è null’altro che il tentativo di bloccare l’agitarsi dei suoi fantasmi interiori. Non è null’altro che il tentativo di dare e darsi un ordine, cercando di comunicare, sperando di non tradire.

Roberto Cavallini

Roma, 1999

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