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L'apparenza dell'assenza. Noi, Basilico ed il Covid-19.

03-05-2020

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paesaggi_2.1.jpgPannello di fotografie di Gabriele Basilico, esposto al Palazzo delle Esposizioni

L’apparenza dell’assenza. Noi, Basilico ed il Covid-19.

Le città deserte, le città d’arte viste come mai si erano potute vedere, ma soprattutto le nostre strade vuote, le strade di ogni giorno, di quartieri qualsiasi, di serrande abbassate, sono le immagini della quarantena che si parano davanti al nostro sguardo ossessivamente, sia se camminiamo per fare la spesa o guardiamo fuori affacciati alla finestra, sia quando per consolarci dalla solitudine ci rivolgiamo allo schermo dello smartphone, alla moltiplicazione delle strade vuote sui social, ai visi deformati dalla fotocamera frontale nelle videochiamate, alle notizie delle morti.

Quel po’ di vita collettiva, (ma sarà stato veramente così?) rappresentata dalle esibizioni canore dai balconi in cui, per una sorta di confusione cromatica, si era associata la speranza di volare nel Blu dipinto di blu ad Azzurro, che è una storia dove il treno dei desideri all’incontrario va, si è dissolta.

E’ rimasta, sui balconi, qualche annoiata bandiera e strade vuote, ma che vuote non sono.

La sospensione, tra l’apparenza dell’assenza e i segni che indicano una presenza, si rivela attraverso e soprattutto a causa della fissità coatta: non ci si può muovere, se non per pochi metri intorno a casa, non c’è itinerario, non c’è una meta fisica da raggiungere, non c’è storia, non c’è film, c’è l’immagine fissa dello sguardo, come l’occhio del fotografo che si posa su strade consuete, rivelandone particolari fino ad allora rimasti nascosti o visioni d’insieme da prospettive prima impossibili, si pensi per questo anche alle panoramiche dalle terrazze condominiali.

Per orientarsi, per cercare una chiave di lettura e cercare un confronto e forse un po’ di conforto per l’animo in subbuglio per queste novità della consuetudine, per questa straordinarietà dell’ordinario, per questa apparenza dell’assenza, bisognerà attendere la riapertura della mostra “Metropoli”, 250 fotografie di Gabriele Basilico (Milano. 1944 – 2013), al Palazzo delle Esposizioni di Roma
L’iniziativa è programmata fino al 2 giugno e forse si farà a tempo a visitarla. Altrimenti ci si potrà consolare col catalogo, ma sarà una magra consolazione perché l’immersione visiva, che consentono le gigantografie, non può essere restituita in nessun altro modo.

Ogni fotografia di Gabriele Basilico, non è una immagine a sé, ogni fotografia di Gabriele Basilico è il brano di una lunga storia, la storia della sua ricerca ossessiva sulla città. Ricerca che è stata definita, sembra da lui stesso un anno prima della sua morte, come frutto della sua passione bulimica per il cemento, ma ad osservare l’intero corpus delle fotografie della mostra, sembra che la passione bulimica sia riferibile ad una ricerca di significato attraverso l’esclusione dall’inquadratura della presenza umana. Una ricerca di significato che concentra l’osservazione principalmente sulla stratificazione dei segni del paesaggio urbano.

Basilico appartiene alla generazione fotografica di Luigi Ghirri, di Mimmo Jodice, di Guido Guidi e di coloro che hanno dato vita al progetto Viaggio in Italia (1984), col contributo letterario di Gianni Celati. Loro tutti erano mossi dall’intenzione di ricomporre l’immagine di un luogo, sia dal punto di vista antropologico che geografico, trasformando “il viaggio in ricerca e possibilità di attivare una conoscenza che sia avventura del pensiero e dello sguardo”.
Già da quel viaggio in Italia Basilico si discosta dai suoi colleghi, scartando l’uso del colore, del piccolo formato, i richiami alla pop art, l’esaltazione del banale, l’escamotage del mosso, ma si concentra sul bianco e nero, sul grande formato, contribuendo con immagini di una Milano spettrale.

Qualcuno ha scritto che Basilico ricerchi in ogni città la sua Milano, forse è vero.

Poco sopra ho affermato che ogni fotografia di Basilico è il brano di una lunga storia, ma al tempo stesso si può affermare che ogni sua singola fotografia sia un lungo racconto.
Non è un gioco di parole perché se è vero che il susseguirsi di singole immagini delle metropoli, finiscono per comporre il grande mosaico della “metropoli”, è altrettanto vero che per il modus operandi di Basilico, l’uso di una fotocamera a banco ottico, che deve essere necessariamente posizionata su un treppiede, l’uso di pellicole a lastra delle dimensioni di (10 x 12) centimetri che garantiscono un dettaglio microscopico, l’uso di tempi lunghi di esposizione per garantirsi il massimo di profondità di campo, consentono la realizzazione di ingrandimenti dove far scivolare lo sguardo dell’osservatore, lungo itinerari arbitrari e puramente soggettivi. Capire l’immagine nel suo complesso, con i suoi punti di fuga, centrali o laterali (non dimentichiamo che Basilico è un architetto) non è difficile, si entra facilmente in quello spazio, ma è quando ci si trova lì in mezzo che si comincia ad essere spaesati e osservando quei luoghi dell’assenza si comincia a domandare a noi stessi, osservatori, quali vite si consumino dietro le tendine di una finestra dell’ennesimo piano di un grattacielo in terza fila o se ci sia una famiglia a cena nell’appartamento con la finestra illuminata di un palazzo in una periferia qualsiasi e ci si domanderà dove sono andate le automobili che hanno percorso le strade in fondo ai canyon urbani. Perché il banco ottico permette di restituire immagini così ricche di dettagli che neanche il fotografo ha potuto notare al momento della ripresa dove tra l’altro l’immagine, sul vetro smerigliato, gli appare capovolta rispetto alla realtà.
There’s more to the picture than meets the eye, cantava Neil Young e da qualche anno il neon con quella frase illumina una parete grigia del MAXXI di Roma.

Il percorso espositivo della rassegna si articola in cinque grandi capitoli: “Milano. Ritratti di fabbriche 1978-1980”, il primo importante progetto realizzato da Basilico; le “Sezioni del paesaggio italiano”, un’indagine sul nostro Paese suddiviso in sei itinerari realizzata nel 1996 in collaborazione con Stefano Boeri e presentata alla Biennale Architettura di Venezia; "Beirut", due campagne fotografiche per la prima volta esposte insieme, realizzate nel 1991 in bianco e nero e nel 2011 a colori, la prima alla fine di una lunga guerra durata oltre quindici anni, la seconda per raccontarne la ricostruzione; “le città del mondo”, un viaggio nel tempo e nei luoghi da Palermo, Bari, Napoli, Genova e Milano sino a Istanbul, Gerusalemme, Shanghai, Mosca, New York, Rio de Janeiro e molte altre ancora; infine “Roma”, la città nella quale Basilico ha lavorato a più riprese, sviluppando progetti sempre diversi fino al 2010, in occasione di una stimolante quanto impegnativa messa a confronto tra la città contemporanea e le settecentesche incisioni di Giovambattista Piranesi.

Se è vero che Basilico ricerchi in tutte le città Milano, se è vero che nelle 250 stampe c’è quell’elemento comune che si sussume nel titolo Metropoli, è pur vero che Roma si differenzia prepotentemente dalla “Milano in ogni città”, perché la sua storia è insopprimibile e lo è altrettanto iconograficamente, non solo nelle fotografie in cui Basilico si misura con le visioni del Piranesi, ma anche quando egli affronta il massiccio e geometrico razionalismo architettonico.

Più che una immagine specifica, in questa mostra, c’è un pannello, anzi più d’uno, sono i pannelli delle “Sezioni del paesaggio italiano”, che ci riguardano come osservatori da quarantena, dove l’autore fotografa una moltitudine di edifici solitari, di villette, di capannoni, di centri commerciali, di palazzine, di box, di officine. “Tutte costruzioni modeste, sparse nel paesaggio in modo scomposto, collegate artificialmente da segnaletiche invadenti, tutti frammenti della nostra società e della nostra economia: la famiglia, la piccola impresa, la distribuzione, il negozio, il club, il deposito. Un pulviscolo di manufatti che, specchio dello stato del nostro costume e del nostro modo di produrre, sono cresciuti nell’indifferenza della politica e dell’architettura colta, giungendo letteralmente a scompaginare l’aspetto e la natura del territorio italiano, da nord a sud e in ogni regione”.

Speriamo di poter risalire le scale del Palazzo delle Esposizioni in tempo per ritrovarci davanti a quei pannelli che ci faranno riflettere, mostrandoci amaramente un altro genere di lockdown, che era qui prima del Covid-19 e che sarà qui anche oltre la pandemia.

Roma,21/04/2020

Roberto Cavallini

Con il titolo La Poesia del Cemento è stato pubblicato in Succedeoggi al seguente link: http://www.succedeoggi.it/2020/04/gabriele-basilico-la-poesia-del-cemento/

Parole e Ombre

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la Tevere Art Gallery di Roma che accoglierà l’esposizione delle opere.

Parole e ombre

a cura di Arturo Belluardo e Roberto Cavallini

Da domani, ogni martedì e venerdì, Succedeoggi torna a rendere fratelli arte e narrativa. Dopo il successo delle serie di Testo a fronte, le rassegne di racconti illustrati dagli artisti della Galleria Porta Latina di Roma, stavolta a gemellarsi sono narratori e fotografi. L’idea è stata quella di far dialogare tra loro linguaggi diversi, artisti della parola e artisti dell’immagine. Narratori e poeti da un lato, fotografi, pittori, artisti visuali dall’altro.
Per alcune settimane verranno pubblicati racconti e poesie (una ventina in tutto) affiancati da opere realizzate dai fotografi e dagli artisti (i “mostri”) della TAG – la Tevere Art Gallery di Roma. Il tutto culminerà il 23 novembre con un evento alla TAG, dove l’esposizione delle opere verrà affiancata da una performance curata da Barbara Lalle e da interventi di videomapping di Nicola Pavone. Il progetto nasce nell’alveo del Tevere, nell’ansa della Magliana, dove dall’alto del vicino Monte Cucco i fantasmi di Totò e Ninetto Davoli si aggirano in compagnia di Santa Passera, dove il Freddo e il Libanese vanno a sentire Fabrizio De André, nasce su un argine del Dio Fiume dove “il sensibile” stampatore Luciano Corvaglia apre periodicamente le porte della sua galleria, la TAG, ai “mostri”, a tutti i fotografi non professionisti che vi vogliono esporre.
La location particolare, una comunità meticcia di artisti che spaziano in tutti i generi (fotografia, pittura, collage, musica, scrittura) fanno della Tevere Art Gallery un luogo unico a Roma: il desiderio dei curatori di dare spazio a questo mondo attraverso una rivista sempre attenta alle nuove sensibilità ha fatto nascere Parole e Ombre.
Quest’estate, abbiamo chiesto a scrittori affermati e meno affermati, dal giovanissimo Rocco Civitarese al veterano Nino De Vita, di regalarci uno sguardo, un loro micromondo da affidare alle mani degli artisti della galleria. Staffili di parole, sperimentali e tradizionali, di spessore e trama fine sono stati consegnati ai lavoratori dell’immagine. Lo sforzo fatto dai curatori è stato quello di proporre autore ad autore, di affiancare per similitudine o per contrapposizione, privilegiando artisti narrativi e pronti a scendere in profondità. La fotografia svincolandosi dalla concretezza dell’impronta si è inoltrata lungo i percorsi dell’astrazione, del simbolico; c’è chi ha rivisitato il proprio archivio, chi ha realizzato foto nuove, chi ha preferito alla fotografia la pittura o l’installazione. Il risultato è stato particolare, sorprendente.
Lo vedrete, lo valuterete ogni settimana a partire da oggi.
Buone emozioni.

video della serata


http://www.succedeoggi.it/2018/11/ventilate-stanze/ Parole Ombre 10 - Ventilate stanze di Mariagiorgia Ulbar - Acquerello di Alessandro Arrigo

http://www.succedeoggi.it/2018/11/telo-racconto/ Parole e Ombre 9 - Telo racconto di Claudia Colaneri - Fotografie di Vera Castellucci

http://www.succedeoggi.it/2018/11/punto-di-ripristino/ Parole e Ombre 8 - Punto di Ripristino di Simona Baldelli - Fotografia di Sabrina Genovesi

http://www.succedeoggi.it/2018/11/il-gioco/ Parole e Ombre 7 - Il Gioco di Carmen Verde - Fotografia di Alessandro Bortolozzo

http://www.succedeoggi.it/2018/11/il-giorno-dopo-la-pioggia/ Parole e Ombre 6 - Il giorno dopo la pioggia di Lorena Fiorelli - Fotografia di Carmine Frigioni

http://www.succedeoggi.it/2018/10/tanaliberatutti/ Parole e Ombre 5 - Tanaliberatutti di Paolo Vanacore - Fotografia di Sandra Paul

http://www.succedeoggi.it/2018/10/i-pesci-sono-migranti-liberi/ Parole e Ombre 4 - I pesci sono migranti liberi di Michele Caccamo - Fotografia di Giovanna Chessa

http://www.succedeoggi.it/2018/10/giustino/ Parole e Ombre 3 - Giustino di Paolo Restuccia - Fotografia di Stefano Restivo

http://www.succedeoggi.it/2018/10/caleidoscopio/ Parole e Ombre 2 - Caleidoscopio di Rocco Civitese - Fotografia di Emanuele Dini

http://www.succedeoggi.it/2018/10/a-malata/ Parole e Ombre 1 - ’A malata di Nino de Vita - Fotografia di Re Barbus

http://www.succedeoggi.it/2018/10/parole-e-ombre/ Presentazione di Parole e Ombre di Arturo Belluardo e Roberto Cavallini



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